Storia dello Scalogno di Romagna 

La coltivazione dello scalogno è nota da almeno 3000 anni ed era già usato dai popoli Romani. Originario di Ascalon, città della antica Palestina è giunto in Europa con le migrazioni dei popoli e i celti, anticamente presenti nel territorio, ne hanno diffuso la coltivazione.

Il prodotto già agli inizi del '900 viene menzionato in numerose pubblicazioni sulla cultura, sulle tradizioni e sulla gastronomia locale.

La differenza con altri tipi di scalogno risiede nell’aroma, che è meno forte dell'aglio ma più saporito della cipolla, nelle radici molto più lunghe (anche 25cm) e nelle foglie di forma più affusolata. Nel caso dello scalogno di Romagna, la qualità del prodotto è data soprattutto dalle caratteristiche aromatiche particolari, che il prodotto stesso sviluppa in base alla conservazione. La flora microbica del terreno e la permanenza di attività enzimatiche determinano lo sviluppo di un aroma tipico che rende lo scalogno di Romagna molto particolare.

Lo scalogno di Romagna da sempre non si trova allo stato selvatico nel nostro territorio, ciò delinea che le popolazioni che lo portarono nei territori romagnoli di un tempo, i Celti, portarono un prodotto originario ed autentico, che non si poteva in nessun modo né barattare né confondere né sostituire con qualsiasi altro bulbo selvatico. Non ha subito interventi genetici o ibridazioni a cui sono state sottoposte le altre varietà presenti sul mercato perché non produce infiorescenze, e per questo ha conservato immutato il corredo genetico e le caratteristiche dello specifico ecotipo.

Da sempre coltivato negli orti familiari in questa zona di collina/inizio pianura della valle del Senio e del Santerno era il pranzo dei braccianti agricoli che con un pugno di bulbi di scalogno, un pezzo di pane raffermo e un fiasco di Sangiovese affrontavano la giornata lavorativa della mietitura.

In dialetto romagnolo viene chiamata “Scalogna” e un detto dice che negli anni ’60 era ritenuta una coltivazione dei poveri e che quindi portasse sfortuna.

Nel 1992 dopo una cena a base di scalogno, in casa di un agricoltore di Riolo Terme, alla cui tavola erano stati invitati il sindaco e i rappresentanti della Proloco si è dato inizio alla riscoperta di questo prodotto unico.

Nel luglio dello stesso anno, spronati dalla Proloco, alcuni agricoltori hanno partecipato alla prima sagra con il prodotto che avevano nell’orto e il successo fu tale che nel 1997 lo Scalogno Di Romagna si è potuto fregiare del riconoscimento del marchio Igp.

Negli anni poi per varie difficoltà, soprattutto per la totale gestione manuale delle lavorazioni, ha fatto desistere molti agricoltori nell’intrapprenderne la coltivazione, ma nell’inverno 2017/2018, però, sotto la spinta del Sindaco di Riolo Terme e la necessità di noi agricoltori di diversificare le produzioni agricole, si è acceso un nuovo interesse che ci ha portato a costituire, il 27 giugno 2018, il Consorzio dello Scalogno di Romagna che per il momento conta 15 soci produttori più la Proloco di Riolo Terme come socio onorario